(…) In Italia i tempi per la definizione di un divorzio sono lunghi. Il problema dei costi e dei tempi può essere superato con l’annullamento del matrimonio dinanzi ai giudici ecclesiastici della Rota Romana. Nel 2009 sono state circa 6.000 le dichiarazioni di nullità del matrimonio ai fini religiosi, triplicate, secondo l’Ami, negli ultimi anni. Un fenomeno che ha indotto Papa Benedetto  XVI in ben tre occasioni (nel 208, nel 2010 e durante l’ultima inaugurazione dell’anno giudiziario rotale) a chiedere di vigilare su eccessi e scappatoie del processo ecclesiastico. Sul disinvolto aumento dei riconoscimenti si è pronunciata la Corte di Cassazione che ha respinto la richiesta di riconoscimento (in gergo “delibazione”) di una sentenza di nullità di un vincolo durato ben 20 anni.

Secondo Federica Metta avvocato rotale di Bari, il fenomeno è in aumento perché “è accresciuta la consapevolezza nelle persone, anche meno abbienti, di poter ricorrere anche tramite gratuito patrocinio e che i limiti tariffari in ogni caso sono stabiliti dalla Conferenza Episcopale (CEI)”. Si va da 1.575 Euro a 2.992, secondo le tabelle CEI e gli effetti civili della sentenza emessa dal Vaticano valgono anche in Italia dopo il riconoscimento del giudice in Corte d’Appello. “I costi scendono notevolmente rispetto al divorzio giudiziario”, spiega ancora Metta, “e i tempi di annullamento sono contenuti, anche se dipende dalle regioni: a Milano bastano sei mesi, a Bari servono quasi due anni”.

Ma non è così semplice come si pensa. Racconta Fabrizio Cecci, avvocato rotale di Città di Castello (qualifica che si ottiene dopo vari esami in Ponteficie Università, alcuni dei quali in latino): “Una delle cause più ricorrenti di richiesta di dichiarazione di nullità è la grave immaturità dei coniugi, l’incapacità di adempiere agli oneri coniugali e l’esclusione della prole. Per accertare, ad esempio, che si tratti davvero di una grave immaturità si ricorre a psicologi o psichiatri, per verificare motivi psicologici o disturbi di personalità”.

(TOPLEGAL, maggio 2011)

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