Un’eccezione dimostra la falsità della regola. Non capita tutti i giorni di venire a sapere che un ragazzo di dodici anni tenta il suicidio, lanciandosi da una finestra della scuola media “Vittorio Alfieri” a Foggia, perché padre e madre vogliono separarsi. Ma non può essere sempre vero il costume secondo cui un figlio pensa di “bruciare” addirittura la propria vita sull’altare sacrilego di screzi ormai impossibili da ricucire tra i suoi genitori. Anche, e soprattutto, per questo l’episodio che ha scosso la “capitale” della Daunia è non soltanto drammatico, ma singolare.

Se tutte le volte che moglie e marito decidono di non vivere più insieme i figli scegliessero di uccidersi, sarebbe una vera e propria strage degli innocenti. Nel distretto della Corte d’Appello di Bari e Foggia, si contano non meno di 3200 separazioni, 400 in più rispetto all’anno precedente: la grande famiglia degli “ex”, cresce. Non è insolito ascoltare dai figli “abbandonati”, in quell’italiano di fine millennio che trae spunti da dialetti, inglese, Internet, musica, tv, cinema, istruzioni per l’uso e li mescola, reazioni che possono essere di due tipi, mentre fissano negli occhi i genitori: “Vaitra”, cioè vai tranquillo, oppure “fai rate”, in pratica come si direbbe papale papale in italiano adulto, fai schifo. Immaginare che l’esercito degli adolescenti voglia vestire i panni dei kamikaze, è eccezionale. Assumono, piuttosto, le sembianze delle clave. Giacché spesso e, per loro, malvolentieri sono utilizzati dal padre o dalla madre come “armi” per colpire il rispettivo avversario. Anche per questo ha ragione l’avvocato Onofrio Sisto, quando dice: «Cresce più in fretta degli altri, l’adolescente. Impara, per esempio, a capire fin da subito che può avere a che fare con una madre meravigliosa, ma allo stesso tempo che la moglie di suo padre ha un caratteraccio. Una differenza, questa, che quasi mai viene colta dalle parti in causa. Insomma: diventa “grande” prima di subito, ma questo non significa che possa vivere meglio dei suoi coetanei. Anzi. Come sarebbe curioso chiedersi quali saranno i comportamenti di quei figli che nascono e vivono senza mai conoscere il padre, sparito nel nulla prima del tempo».

L’altra faccia della medaglia, è quella che descrive l’Avvocato Aurelio Metta: «Una separazione o un divorzio, è più traumatico per un maggiorenne. C’ è stato chi ha abbandonato il lavoro che aveva o chi si è chiuso in casa per mesi senza avere contatti con nessuno. Abbiamo assistito a vere e proprie crisi d’identità: è stato come se a questi “uomini fatti” fossero venuti a mancare, improvvisamente, i punti di riferimento, quelli che credevano inossidabili e che li avrebbero accompagnati per il resto della loro esistenza». Anche se la disperazione stessa, per poco o molto che duri, può diventare una sorta d’ asilo nel quale è possibile sedersi e riposarsi. Oppure trasformarsi nel rifugio dove ordire una trama malvagia contro uno dei due genitori. «Sì, i figli diventano aggressivi» fa sapere l‘avvocato Luigi Liberti. «E’ capitato il caso, l’unico che rammento, di un tredicenne che ha tentato di colpire sua madre con un coltello da cucina: ma, per fortuna, è stato uno scatto d’ira senza conseguenze, dettato più dalla voglia di gridare la propria rabbia per quello che gli stava succedendo e non dalla reale intenzione di fare del male al genitore.

Così come, difficilmente un ragazzo pensa di fare del male a se stesso. Di frequente, vuole distaccarsi dalla realtà e si chiude nel silenzio. Ed è il modo peggiore di reagire: perché, a quel punto, entrambi i genitori non s’interrogano sulla ragione di questo silenzio. Preoccupati come sono di non fare soffrire il figlio, sono portati il più delle volte a pensare che il figlio stesso l’abbia “presa bene”.

Ragionamenti, questi, di alcuni tra i più quotati “matrimonialisti” della città. Nessuno di loro tra ricordi e “faldoni”, riesce a fare saltare fuori una storia anche soltanto simile a quella di Foggia. Ecco perché il volo di dieci metri dal secondo piano di un istituto scolastico, fa riflettere ancora di più. E può lasciare spazio a un “movente”, se soprattutto a dodici anni si può avere una ragione che sia una per togliersi la vita, che vada al di là di una separazione soltanto annunciata, come quella tra l’insegnante della scuola elementare e il marito docente di religione alla media. «Screzi normali, problemi di routine, niente di serio, nessuna volontà di separarci» ha assicurato l’altro giorno la mamma del piccolo Roberto (il nome è di fantasia) con i capelli arruffati e lo sguardo intontito rigato dalle lacrime. Roberto che in qualche angolino della sua mente doveva avere la convinzione che il suicidio fosse per lui l’unica via d’ uscita, un’uscita di soccorso volgare, illegittima, ma in fondo inevitabile dato che, probabilmente, nessuno riusciva ad ascoltarlo come avrebbe voluto farsi ascoltare.

(La Repubblica, 21 febbraio 2001)

Per maggiori informazioni su questo argomento contatta l‘Avv. Aurelio Augusto Metta.

Print Friendly, PDF & Email

© 2015-2022 Studio Legale Metta | P.IVA 00838600724 Corso Vittorio Emanuele II, 57 - 70122 BARI - Italy Tel. +39.080.5211125
Fax +39.080.62031151 | PRIVACY POLICY




logo-footer

Studio legale Metta