Decreto 231: la capogruppo risponde per la controllata

Decreto 231: la capogruppo risponde per la controllata

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Una società capogruppo può essere chiamata a rispondere, ai sensi del D.Lgs. 231/01, per un reato commesso da una società controllata.

È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24583 del 20 giugno 2011 della V Sezione penale, sciogliendo i dubbi riguardanti l’annosa questione sulla responsabilità della capogruppo di una società per l’illecito commesso da un’altra società controllata.

Il caso specifico, oggetto della sentenza, vede numerose società accusate di corruzione per ottenere appalti nella sanità pugliese. La Corte ha stabilito che nella consumazione del reato deve concorrere una persona fisica che agisce per conto della holding perseguendo anche l’interesse della holding stessa.

Persona fisica che può essere anche un amministratore di fatto.

Per evitare o ridurre la responsabilità penale, la holding e la società controllata avrebbero dovuto predisporre un adeguato Modello Organizzativo D.Lgs. 231 in grado di evitare le pesanti conseguenze di un illecito commesso dal singolo. Stando così la questione e l’esito della sentenza, è chiara l’esigenza delle imprese e delle società di dotarsi di Modelli Organizzativi conformi alle disposizioni del decreto 231/2011 in grado di fugare ogni responsabilità penale.

Tuttavia la predisposizione e l’aggiornamento costante di Modelli ex D.Lgs. 231costituiscono un’attività delicata che richiede l’assistenza e la consulenza di professionisti specializzati nella responsabilità amministrativa degli enti.

Per maggiori informazioni su questo argomento e su come predisporre degli adeguati Modelli organizzativi, contatta un avvocato dello Studio Legale Metta.

(SLM, 22 giugno 2011)

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