Truffe, furti e un giro d’usura: così muore il mercato dell’auto

Truffe, furti e un giro d’usura: così muore il mercato dell’auto

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Funziona così. Ci si procura una patente, scippata a qualcuno o rubata alla Motorizzazione (accade spesso). Il documento va poi accompagnato da una busta paga, ovviamente falsa, che attesti la certezza di un posto di lavoro e quindi di un reddito.

Tanto basta per acquistare un’ automobile con finanziamento rateale senza destare, almeno all’ inizio, alcun sospetto. Perché l’intestatario del contratto è in realtà una persona per bene, un cittadino onesto all’oscuro di tutto. Il truffatore entra nella concessionaria, tratta l’acquisto; il venditore trasmette poi i dati alla banca o alla società di leasing che concedono, materialmente, il finanziamento. Queste, fatte le dovute verifiche, danno il nulla osta alla concessionaria. Ma l’automobile, una volta acquistata, scadute due o tre rate «scompare». Chi l’ha comprata dietro falso nome la rivende sottocosto.

Ma al danno si aggiunge altro danno. “Il mercato in questo modo si svaluta – dice Francesco Maldarizzi, titolare della concessionaria Millennia e presidente dell’AssomotorizzazioneAssoterConfcommercio – e per il nostro settore, già in crisi, è una batosta ulteriore”. Truffe, truffe sistematiche messe a segno con la stessa precisione di quelle perpetrate ai danni delle compagnie assicurative. Secondo collaudato copione che presenta anche varianti altrettanto ricorrenti: per esempio la truffa cosiddetta «necessitata». In questo caso colui che acquista l’automobile è vittima dell’ usura, ma ha comunque un nome come dire spendibile. Questi compra la vettura e poi la cede all’ usuraio come mezzo per il pagamento del debito. Dice l’Avvocato Aurelio Metta, legale del gruppo Sava: “La vittima di usura truffa la concessionaria per necessità: perché non ha altro modo per affrancarsi dallo strozzino”. Casi come questi avvengono soprattutto quando le aziende automobilistiche lanciano qualche promozione: i prezzi si abbassano e i controlli sugli acquirenti si allentano. “Si tratta soprattutto di auto di media cilindrata – aggiunge Mettaperché danno meno nell’occhio”. Altra variante, quella della doppia truffa: concessionaria e assicurazione. L’ automobile acquistata con finanziamento rateale viene poi dichiarata rubata ma in realtà rivenduta. La società di leasing può così rifarsi con la compagnia assicurativa, che le risarcisce il valore della vettura «scomparsa».

Insomma, c’è da studiare. Perché i professionisti del «pacco» corrono più svelti dei cervelloni. E oltre alle società di finanziamento, a farne le spese, direttamente o indirettamente, sono sempre loro: i concessionari di auto. “Siamo esposti a rischi enormi – dice ancora Maldarizzi – non abbiamo grandi strumenti per tutelarci né dalle truffe né dai furti o dalle rapine. Gran parte delle concessionarie di Bari e provincia (47 in tutto; oltre 2500 dipendenti) si trovano solitamente in zone di grande viabilità, dove i ladri hanno facili vie di fuga”. Furti e rapine si moltiplicano: “Siamo come i supermercati e le banche. Aperti al pubblico. Ed è impossibile controllare chi entra e chi esce dagli autosaloni”. La conferma che il fenomeno è in crescita arriva anche dalle forze dell’ ordine: polizia e carabinieri, negli ultimi due anni, hanno registrato un’ impennata di casi.

I nuovi predoni delle auto fiammanti, di lusso o no, entrano in azione soprattutto in provincia (particolarmente colpito il nord barese: Trani, Andria, Barletta, Canosa, Corato) o in zone periferiche (Modugno, ad alta densità di concessionarie). Rapine, furti di auto e di materiale. E poi, come detto, gli inganni. “C’è molto sommerso – dicono in Questura – spesso gli episodi non vengono denunciati”. Per questo, per stimolare una sinergia tra chi subisce e chi ha il compito di prevenire, è stato siglato in Prefettura il protocollo d’ intesa che vede concessionari d’ auto da una parte e forze dell’ ordine dall’ altra. Gli imprenditori si impegnano a segnalare situazioni, comportamenti sospetti e fattori di rischio. Tra questi anche operazioni finanziarie poco chiare da segnalare alla Guardia di Finanza. “L’ intesa, oltre che a polizia carabinieri e fiamme gialle, andrebbe allargata anche alla polizia municipale – conclude Francesco Maldarizzi – chi più di loro è presente sulle strade?”.

(La Repubblica, 12 maggio 2002)

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